Quanto può emozionare un’opera d’arte? La Sindrome di Stendhal

L'arte a volte può davvero farci rimanere di stucco! Ecco la storia di una delle sindromi più affascinanti del XX secolo.

 

La carica emotiva presente nei capolavori, dipinti o statue che siano, può risultare alcune volte estremamente suggestiva, tanto da provocare nel fruitore stati di incoscienza momentana preceduti da tachicardia, capogiri e/o allucinazioni.

Questo stato d'animo viene meglio identificato come "Sindrome di Stendhal", una tra le patologie più affascinanti al mondo, analizzata per la prima volta nel 1977 da Graziella Magherini.

La psichiatra, di origine fiorentina, afferma che nella storia sono stati moltissimi casi in cui i soggetti hanno attraversato momenti di malessere al cospetto di capolavori assoluti, definendoli più precisamente degli “scompensi psichici improvvisi e di breve durata”.

 

Venus and Mars, c.1485 (tempera and oil on panel), Sandro Botticelli (Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi) (1444/5-1510) / National Gallery, London, UK / Bridgeman Images

 

In un’intervista rilasciata al quotidiano on line StileArte.it nel 2018, racconta che durante il servizio presso il Centro di Salute Mentale dell’Arcispedale di Santa Maria Nuova di Firenze rimase sorpresa, insieme ad altri suoi colleghi, dell’arrivo in ospedale di molti casi di persone colpite da questo strano fenomeno. 

Lo studio ci portò ad osservare che vi erano alcuni elementi ricorrenti: erano tutte persone in viaggio, tutte straniere e tutte partite da casa in uno stato di benessere o di compenso psichico. Il fenomeno ci pareva assolutamente degno di approfondimento, così vi abbiamo dedicato uno studio decennale, operando anche un’indagine su un campione di controllo.” 

Descritta con rigore scientifico solo dieci anni dopo nel 1989, il nome di questa sindrome deriva dallo pseudonimo dello scrittore francese Marie-Henri Beyle (1783-1842), meglio conosciuto come Stendhal, il quale durante il Gran Tour del 1817 venne travolto da un forte stato di spaesamento all'interno di Santa Croce, come lui stesso testimonia nel libro Roma Napoli e Firenze:

 

Portrait of Marie Henri Beyle, known as Stendhal (1783-1842) 1840 (oil on canvas), Johan Olaf Sodermark (1790-1848) / Chateau de Versailles, France / Bridgeman Images

 

"Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere."

 

The church of Santa Croce and a statue of the poet Dante degli Alighieri (photo) / Tino Soriano / National Geographic Image Collection / Bridgeman Images

 

Durante lo studio di questa sindrome la psichiatra individua una forte correlazione fra tre elementi: la storia personale del soggetto, l’elemento del viaggio e l’immersione in un ambiente carico di arte e storia, dunque altamente suggestivo. 

Inoltre, molto spesso, i casi presi in esame riguardavano persone che viaggiavano da sole (circa 87% ).

La tendenza a viaggiare, infatti, rappresenta un bisogno primitivo dell’uomo: durante il viaggio, però, l’identità è sottoposta ad un’oscillazione tra perdita e ricostruzione, il cui superamento può rappresentare una fonte di arricchimento, ma che spesso comporta il costo di una momentanea disorganizzazione del proprio campo mentale. In circa vent’anni di studi possiamo affermare che i casi ci hanno, come spesso accade in psicoanalisi, condotti a focalizzare tutta la serie di vicende emozionali che anche in condizioni di normalità caratterizzano gli individui che affrontano l’esperienza del viaggio d’arte.”

 

Gallery of Views of Ancient Rome, 1758 (oil on canvas), Giovanni Paolo Pannini or Panini, (1691/2-1765) / Louvre, Paris, France / Bridgeman Images

 

Uno degli episodi più famosi riguarda lo scrittore Dostoevskij, autore di numerosi capolavori letterari come L’Idiota e i Fratelli Karamazov. Sua moglie, Anna Grigor'evna, testimonia in una pagina del suo diario:

Durante un viaggio a Ginevra, ci siamo fermati a Basilea per visitare un museo dove c'era un dipinto di cui mio marito aveva sentito parlare. Era un dipinto di Hans Holbein che rappresenta Cristo deposto dalla croce e in via di decomposizione. La visione del viso e del corpo tumefatto, pieno di ferite sanguinanti, era terribile. Il dipinto ebbe un impatto opprimente su Fyodor Mikhailovich. Rimase lì in piedi come sbalordito. Non avevo la forza di guardarlo essendo per me estremamente doloroso, specialmente nel mio stato [era incinta], e mi sono diretta verso altre stanze. Quando sono tornata dopo quindici o venti minuti, l'ho trovato bloccato nello stesso punto, di fronte al dipinto. La sua faccia agitata presentava una specie di paura, qualcosa che avevo notato più di una volta, nei primi momenti di un attacco epilettico. Ho preso mio marito e l'ho portato in un'altra stanza. Ci siamo seduti su una panchina, aspettandomi un attacco da un momento all'altro. Per fortuna questo non è successo. Si calmò a poco a poco e lasciò il museo, ma una volta usciti insistette per tornare di nuovo per rivedere quel dipinto che tanto lo aveva impressionato.”

 

The Dead Christ, 1521 (tempera on panel),
Hans Holbein the Younger (1497/8-1543) (after) / Kunstmuseum, Basel, Switzerland / Bridgeman Images

 

Il suo stato d'animo e la forte emozione provata di fronte al dipinto, viene successivamente descritta ne L'Idiota, uno dei suoi più grandi capolavori.

Come afferma la psichiatra Magherini, non ci sono particolari artisti o opere d'arte identificate come causa di queste anomalie psicofisiche. In un suo libro, edito all'inizio degli anni '90, analizza parte dei 106 casi rilevati durante i suoi studi, come per esempio:

La storia di un turista americano che di fronte al Narciso di Caravaggio ebbe uno scompenso. 

 

Narcissus, c.1597-99 (oil on canvas), Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) / Palazzo Barberini, Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Rome, Italy / Bridgeman Images

 

Un signore bavarese, a cui il confronto con il Bacco adolescente ripropose violentemente il conflitto interiore derivante da una non risolta valenza omosessuale. 

 

The Young Bacchus, c.1589 (oil on canvas), Michelangelo Merisi da Caravaggio,(1571-1610) / Galleria degli Uffizi, Florence, Tuscany, Italy / Bridgeman Images

 

Il caso di una ragazza colpita nel profondo dall’incontro con la bellezza passionale delle fanciulle dipinte nella Primavera di Botticelli. 

 

Primavera, c.1478 (tempera on panel), Sandro Botticelli,  (Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi) (1444/5-1510) / Galleria degli Uffizi, Florence, Tuscany, Italy / Photo © Raffaello Bencini / Bridgeman Images

 

E ancora, il caso di una ragazza che ha subito in modo traumatico la vista della Trinità di Masaccio a Santa Maria Novella. 

 

The Trinity, 1427-28 (fresco) (post restoration) , Tommaso  Masaccio, (1401-28) / Santa Maria Novella, Florence, Italy / Photo © Nicolò Orsi Battaglini / Bridgeman Images

 

Tra i più recenti invece vi sono due episodi testimoniati dallo stesso Eike Schmidt, direttore degli Uffizi di Firenze, causati dalla vista della Venere di Botticelli e dalla Medusa del Mersi.

 

The Birth of Venus, c.1485 (tempera on canvas), Sandro Botticelli,  (Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi) (1444/5-1510) / Galleria degli Uffizi, Florence, Tuscany, Italy / Bridgeman Images
Medusa, painted on a leather jousting shield, c.1596-98 (oil on canvas attached to wood) (pre restoration), Michelangelo Merisi da Caravaggio,(1571-1610) / Galleria degli Uffizi, Florence, Tuscany, Italy / Bridgeman Images

 

Similmente legati alla Sindrome di Stendhal sono le cosiddette “Sindrome di Gerusalemme” e “Sindrome di Parigi".

La prima consiste nella manifestazione improvvisa da parte del visitatore della città di Gerusalemme, di appassionati sentimenti religiosi e di un impulso a proferire espressioni visionarie. Tra i casi rilevati si ricorda quello di un turista australiano che nel 1969, cercò di incendiare la moschea di "Al-Aqsa" situata al Monte del Tempio di Gerusalemme, per agevolare l'avvento del Messia, o il caso di un turista il quale scese dal “calvario” con una croce in legno in spalla, indossando un lenzuolo del suo hotel come tunica. 

 

Passion of Christ - Fresco by Pietro Lorenzetti (1280-1348), 1335. Lower church of the Basilica of St. Francis of Assisi. / Photo © Luisa Ricciarini / Bridgeman Images

 

La “Sindrome di Parigi”, secondo uno studio condotto nel 2004, affligge prevalentemente turisti nipponici i quali attraversano un grande stato di delusione dovuto all'eccessiva aspettativa rispetto la città. L'articolo Les Japonais en voyage pathologique à Paris: un modèle original de prise en charge transculturelle indica che fra il 1988 e il 2004 vi sono stati 63 pazienti. L’Ambasciata Giapponese a Parigi, data la frequenza di episodi di malessere, ha istituito un numero verde 24 ore su 24 per questo tipo di emergenze. 

 

Paris, La Tour Eiffel (b/w photo), French Photographer, (20th century) / Private Collection / Look and Learn / Rosenberg Collection / Bridgeman Images

 

Tutto questo non vuole assolutamente farvi cambiare idea sull’itinerario del vostro prossimo viaggio, ma di certo conferma quanto diceva Braque: 

                   "L’arte sconvolge, la scienza rassicura."

 

Ecstasy of Saint Teresa of Avila, 1647-1652, sculpture in marble and gilded bronze by Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), Cornaro Chapel, Church of Santa Maria della Vittoria, Rome, Lazio, Italy, 17th century / Santa Maria della Vittoria, Rome, Italy / De Agostini Picture Library / Bridgeman Images
The Desperate Man (Self Portrait), 1843-45 (oil on canvas), Gustave Courbet, (1819-77) / Private Collection / Photo © Luisa Ricciarini / Bridgeman Images
Mangled Marie, figures from Lamentation over Death Christ, 1463-1490, by Niccolo dell'Arca (d, 1494), group of terracotta sculptures, Santa Maria della Vita Sanctuary, Bologna, Emilia-Romagna, Italy, 15th century / De Agostini Picture Library / A. De Gregorio / Bridgeman Images
Victorious Cupid, 1602 (oil on canvas), Michelangelo Merisi da Caravaggio, (1571-1610) / Staatliche Museen, Berlin, Germany / De Agostini Picture Library / G. Nimatallah / Bridgeman Images
The Scream, 1893 (oil, tempera & pastel on cardboard), Edvard Munch,(1863-1944) / Nasjonalgalleriet, Oslo, Norway / Bridgeman Images

 


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