Con Federico Garolla sulle orme di Dante Alighieri

Monastery of Fonte Avellana, Pesaro e Urbino, Italy, 1959 (b/w photo) / © Federico Garolla / Bridgeman Images

Protagonista del nuovo realismo che segna la corrente più vivace della fotografia italiana degli anni Cinquanta, Federico Garolla indaga nel 1959 i luoghi di Dante Alighieri. Il servizio venne pubblicato su Oggi, a doppia firma Cesare Marchi e Federico Garolla.

 

Box of wood with the remains of Dante, Ravenna, Italy, 1959 (b/w photo) / © Federico Garolla / Bridgeman Images

 

Non è semplice retorica del “qui è stato il Sommo” ma un viaggio nella memoria dei luoghi, un viaggio in quello che questi luoghi sono diventati, nella storia minuta di una vita quotidiana in cui sembrano risolversi passato e presente e che si afferma in questi anni come nuova prospettiva attraverso cui guardare e raccontare la realtà.

 

Mulazzo, Massa Carrara, Toscana, Italia, 1959 (b/w photo) / © Federico Garolla / Bridgeman Images


La presenza dei bambini, che giocano tra i monumenti e i palazzi antichi – ora a Ravenna presso la Basilica di San Francesco ora al Mulazzo di Massa Carrara, è una delle cifre distintive di diversi scatti del servizio, così come interpreti di molti dei lavori di Garolla.

 

Basilica di San Francesco, Ravenna, Italy, 1959 (b/w photo) / © Federico Garolla / Bridgeman Images

 

Parla con la luce, Garolla, e nella luce cattura il respiro di una natura che vive un tempo più lungo rispetto a quello della storia, che della storia è teatro e custode, affidando con sapienza al paesaggio tutto un lessico di emozioni: l’immaginario che i secoli hanno costruito attorno alla vita del poeta, la sua solitudine, la nostalgia, ma anche, nel lungo capitolo sul monastero dei Camaldolesi del monte Catria, la pace e la gioia spirituale che derivano dalla fede.


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Firenze, 1959 (b/w photo) / Private Collection / © Federico Garolla / Bridgeman Images

 

Nota biografica sul fotografo

Giornalista nella sua città natale, Napoli, passa alla fotografia spinto dalla fortuna incontrata dal rotocalco nel primo dopoguerra, specializzandosi negli scatti di moda e delle personalità dello spettacolo tanto ricercati dai giornali del tempo. Chiamato nel 1949 a Milano all'Europeo dal direttore Arrigo Benedetti, lavora negli anni seguenti per i maggiori settimanali italiani, L’Europeo, Tempo Illustrato, L’Illustrazione Italiana, Oggi, e per rotocalchi stranieri come Paris Match, National Geographic, Colliers, Stern. Nel 1951 è inviato di Epoca, poi, a fianco di Federico Patellani, Giancolombo, Paolo Costa e Franco Fedeli, di Le Ore. A cominciare dal ’53 segue con la sua macchina fotografica la nascita dell’alta moda italiana: riprende nei loro atelier i giovani stilisti che stanno conquistando la scena internazionale, le modelle per strada, fra gli sguardi incuriositi della gente. Sono di quel periodo i servizi apparsi su Eva, Annabella, Donna, Bellezza, Marie Claire, Linea, Arianna, e poi Amica. Contemporaneamente coglie la vita culturale italiana in una serie di racconti fotografici che ritraggono pittori, scrittori, musicisti, attori e attrici di cinema e teatro, ma anche la gente comune che sta attraversando gli anni del dopoguerra, con un occhio sempre attento alle tematiche a sfondo sociale, dimostrando di inserirsi con sensibilità nella migliore tradizione del realismo del dopoguerra. Nel 1956 gli viene affidata l'organizzazione e la direzione del servizio fotografico dell'agenzia giornalistica Italia. Nel ‘76 inizia a collaborare con la RAI per le rubriche del TG A come Agricoltura e La terza età, con una serie di documentari sull’arte che lo portano in giro per l’Italia con l’inseparabile macchina fotografica. Realizza reportage su musei d’arte e archeologici, su luoghi d’interesse architettonico e paesaggistico, sul turismo enogastronomico, che verranno pubblicati da importanti case editrici quali Mondadori, Rizzoli, Domus, De Agostini ecc. A partire dagli anni ’80, matura con Mario Monti l’idea di pubblicare delle guide ai musei italiani e fonda una casa editrice che attinge proprio a quel cospicuo “serbatoio” di immagini realizzato nel corso del tempo.

Oggi è la figlia Isabella, che ringraziamo, ad occuparsi della digitalizzazione e del recupero dell’archivio, riscoprendo una testimonianza preziosa di un pezzo di storia italiana e partecipando a mostre e iniziative editoriali, come Volti alla moda (Edizioni Belvedere, 2005), Italia, 1948-1968 (Bolis, 2005), L’Occhio del tempo (Silvana Editoriale, 2007), l’importante antologica In Scena e fuori Scena (Peliti, 2008) al museo di Villa Pignatelli di Napoli, e la personale all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi Naples année ‘50 (Silvana Editoriale 2009), che restituiscono alla fotografia italiana un autore troppo a lungo dimenticato.

 

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Con questi scatti, abbiamo il piacere di ricordarvi che l’Archivio Federico Garolla è distribuito da Bridgeman Images.

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